giovedì 12 maggio 2016

Esperimenti con chalk paint e trasferimento di immagine

Altri elementi del mio fantastico soggiorno anni 70 sono stati pitturati con una chalk paint.  Questo tipo di pittura risulta gessosa e si presta ad effetti particolari come ad esempio l'invecchiamento, che permette di ottenere effetti shabby o decapati, che ho imparato far parte di filoni quali shabby chic, provenzale, industriale ecc ecc, parole che in questo periodo riempiono pinterest, riviste di arredamento e le casse di maison du monde e dalani.

Ci ho provato anch'io. L'effetto decapato consiste nel far riaffiorare il colore inferiore dopo aver pitturato con vernice gessosa, che si presta ad essere scrostata facilmente prima di applicare la protezione finale. Il colore che si desidera far riaffiorare possiamo deciderlo a prescindere dal colore originale del mobile. Possiamo applicare un primo strato di colore, poi strofinare della paraffina (va bene anche una candela) e applicare un altro strato di vernice gessosa. La paraffina impedisce alla vernice di attecchire, per cui possiamo far riaffiorare la vernice sottostante grattando delicatamente la superficie con della carta vetrata finissima. Nel mio caso, mi piaceva che riemergesse il nero del mobile originale.

La vernice gessosa, per la sua natura, richiede necessariamente una protezione finale. Esistono in commercio protezioni lucide o opache (ultra matt) o cere, trasparenti o colorate. Ho usato prodotti della Vintage Paint, ottima qualita` e colori molto belli. Un po' cari pero`, considerando che un barattolo da 700 ml costa 27 euro e basta per 1 scaffale. Della stessa marca esistono anche le cere e la vernice ultra matt, con cui mi sono trovata molto bene.

Le cere possono essere utilizzate per decorare oltre che per proteggere, in particolare quelle colorate possono creare effetti di chiaroscuro per evidenziare rilievi e invecchiare.  La cera trasparente da` un effetto lucido e protegge, solidificando e vetrificando dopo circa una ventina di giorni.

Ho provato anche una protezione lucida che pero` non mi ha lasciato soddisfatta perche` quando si asciuga provoca delle piccole crepe nella vernice.




La preparazione del mobile non richiede carteggiare, tuttavia io ho preferito farlo. Dopo e` necessario pulire il mobile e sgrassare con acetone o acqua e ammoniaca. Per preparare le parti porose, come il legno grezzo, ma anche il cartonato o le parti non lisce, ho preparato il fondo con la cementite. Ho usato una nauseabonda cementite a solvente (acquaragia) ma esiste anche la vernice di fondo all'acqua (l'ho presa ma non ancora testata). Questo permette anche di risparmiare unpo' di preziosa vernice, altrimenti se ne consuma tantissima in piu` sulle parti porose.

Si applicano almeno due mani di chalk paint a distanza di almeno 4 ore. Con questa vernice e` possibile usare il rullo con la spugna ad alta densita`, ma ho trovato piu` comodo un pennello dexter 60 (20 per i dettagli). Ho passato la prima mano piuttosto "grassa", per avere un bell'effetto coprente. Poi ho carteggiato e ho passato la seconda mano un po' piu` tirata. Di solito e` necessario carteggiare i dettagli anche nella seconda mano, e aggiustare qua e la dove necessario. Per non far notare la pennellata, si parte dal centro e si spennella a destra e sinistra - o verso l'alto e il basso - con il pennello a 45 gradi, effettuando pennellate lunghe, cercando di sovrapporre il meno possibile le pennellate, dato che la pennellata successiva tende a portare via quella precedente.

L'effetto che volevo ottenere non ha reso necessario una vera e propria terza mano.  Ho carteggiato i punti dove volevo far emergere il colore di fondo. Infine ho applicato la finitura.

In alcuni casi, potrebbe riemergere qualche macchia dalla vernice, dovuta a sostanze chimiche presenti nelle vernici utilizzate in precedenza sul mobile. Non importa quanti strati di vernice, non serviranno a coprirle, riemergeranno, a meno che non si applichi un sigillante (sealer). Normalmente il sigillante va applicato su tutto il mobile perche` le macchie possono emergere anche dopo qualche tempo in punti che non abbiamo trattato. La vintage paint ha il primer che serve a questo scopo, oltre  a funzionare da aggrappante per superfici particolarmente lisce, laccate, metallo ecc. e puo` essere utilizzato anche come finitura. Io non avevo acquistato il primer e ho finto di non notare qualche puntino emerso sulla vernice. Fortunatamente non ne sono emersi altri piu` evidenti.

Questi li ho terminati con la finitura brillante vista sopra, e ho usato vernice vintage paint colore vintage cream.


Quest'altro invece e` pitturato con vernice powder blue e finito con la ultra matt della Vintage Paint.




Su quest'ultimo ho sperimentato un trasferimento d'immagine. E` stato particolarmente sanguinoso trovare l'intruglio giusto per effettuarlo. Dopo vari tentativi, la ricetta che ha funzionato e` quella che riporto di seguito.

Ho cercato l'immagine in bianco e nero ad alta risoluzione, l'ho scaricata e con Gimp ho aumentato il contrasto - mi piaceva meno effetto foto e piu` effetto disegno quasi stile pop art. Ho specchiato l'immagine (Tools - Flip) e l'ho stampata con la stampante laser. Ho aggiustato la forma arrotondandola nella parte inferiore dove c'era nero, ho ritagliato con le forbici a un paio di millimetri dal contorno.

Ho preparato una base di flatting puro uniformemente sullo sportello su cui volevo imprimere l'immagine.  Questo perche` ho pensato di impermeabilizzare la vernice prima di operare. Ho lasciato asciugare al tatto.

Aiutandomi con la bilancia da cucina, ho preparato un intruglio con 10 grammi di Vinavil e 25 grammi di flatting incolore in gel.


Con un pennellino, ho spalmato l'intruglio sia sullo sportello sia sull'immagine, e l'ho fatta aderire bene, cercando di evitare la formazione di bolle d'aria. Molto importante e fonte di miei errori precedenti: non pasticciare con l'intruglio SOPRA all'immagine, ma aiutarsi con uno scottex e acqua per eliminare l'eccesso di flatting. Ho lasciato asciugare molto bene - almeno una notte.


Infine ho spruzzato acqua sulla carta aiutandomi con uno scottex bagnato. Quando la carta e` bagnata, si passa delicatamente il dito con movimento rotatorio per "spellicolare" la carta, cercando di non rovinare l'immagine. Non e` necessario insistere troppo col dito, se non viene via, spruzzare ancora acqua e riprovare. Quando tutta la carta e` stata eliminata, occorre proteggere l'immagine. Si puo` utilizzare il flatting per ottenere un effetto lucido, io ho usato la protezione ultra matt per un effetto opaco (due mani su tutto il mobile).


Primo esperimento di recupero creativo di vecchi mobili

Se continuo a sforzarmi di mantenere il blog in ordine, non ci scrivo piu`. Allora ho deciso quando ho tempo di postare off topic, perche` questo e l'altro mio blog non riescono a coprire tutti i temi di cui vorrei parlare. Allora viva l'anarchia, dato che l'editore del mio blog sono io, pubblico cio` che mi pare.. :D

Dopo questa premessa mi sento libera di parlare della mia ultima frontiera, il recupero dei mobili!

Abbiamo acquistato casa e ci siamo trasferiti, e abbiamo cosi` ereditato i vecchi mobili fine anni 70 dei precedenti inquilini. Francesco voleva buttarli, ma io non posso.. sara` che cerco di vivere  in modo sostenibile, produciamo gia` un bel po' di rifiuti, o sara` perche` non ho simpatia per i mobili senza personalita` con cui avremmo sostituito i vecchi (tipo IKEA, che rendono le case tutte uguali...)  o semplicemente perche` sono tirchia... insomma ho deciso di recuperarli.

Ma perche` lo scrivo qui? chi se ne frega? Beh, perche` effettuando questo lavoro mi si e` aperto un mondo, ho impiegato un bel po' di tempo a spulciare tutorial e fare esperimenti (anche fallimentari seguendo fantomatici tutorial), e ho proprio bisogno di scrivere da qualche parte quello che imparo, perche` puo` servirmi ancora e magari servire ad altri.

Ecco il mio problema (un mio collega dice che non esistono problemi, solo opportunita`). Sala da pranzo fine anni 70:


Vista cosi` ha poche speranze, non e` nemmeno legno ma impiallacciato. Ho provato anche a venderla su subito.it, a prezzo simbolico, ma niente. Ma ci ho visto del potenziale. Ho deciso di smontare gli elementi e recuperarli come pezzi indipendenti. 

Primo esperimento: mobile da ufficio per sistemare utilities, stampante, cancelleria, ecc., a partire da quello che nella foto di seguito e` in alto a destra.



Pannello posteriore

Ho smontato il pannello posteriore (una specie di cartonato) e l'ho ricoperto di carta da parati effetto legno (comprata su Amazon), applicandola sulla parte liscia. Ho acquistato l'intero rotolo prima di scoprire che da qualche parte si trovano anche dei fogli. Per incollare la carta da parati sul legno ci sono pochi tutorial :D allora ho assunto che si dovesse usare la colla speciale per carta da parati, che e` quella in polvere e si prepara aggiungendo l'acqua secondo le dosi riportate sulla confezione. Funziona, ma ho fatto anche un tentativo su un secondo mobile, usando acqua e Vinavil in parti uguali, e funziona ugualmente, ma mi e` sembrato piu` comodo (si sporca meno). La carta da parati va tagliata a misura lasciando un piccolo sfrido, che verra` eliminato col cutter quando la colla e` asciutta (dopo circa 24 ore). La colla va applicata abbondantemente con un pennello direttamente sulla carta. Successivamente, si ripiega la carta in modo che le parti con la colla combacino, e si lascia riposare qualche minuto prima di applicarla. Questo serve per lasciar inumidire ed ammorbidire la carta. Quando si applica, la carta va fatta aderire bene in ogni punto evitando la formazione di bolle d'aria con l'aiuto di un pennello asciutto da passare con una certa energia dal centro verso i bordi.

Telaio

Prima di cominciare ho montato delle comode ruote sotto al mobile, in modo che fosse piu` semplice spostarlo, poi trovo che sollevandolo un po' da terra rendano piu` funzionale l'ultimo ripiano in basso. Attenzione ad acquistare ruote con portanza adeguata al peso del mobile e di quello che deve contenere.

Ho smontato le mensole, ne ho lasciata solo una in loco, cosi` come il montante centrale, portante, perche` erano incollati. Ho smontato gli orribili vetri fume`, e ho rimosso "in qualche modo" i perni a cui erano fissati, provocando dei buchi, che ho riempito con stucco per legno. Ho imparato che esistono diversi tipi di stucco per legno, e non sempre a un prezzo piu` alto corrisponde una qualita` superiore. Lo stucco per legno e` diverso da quello classico per il muro perche` contiene pezzetti di segatura che limitano il naturale ritiro conseguente all'asciugatura. Questo serve solo per buchi di dimensioni piuttosto grandi. Puo` costare un po', e non sempre e` di facile applicazione. In pratica ho dovuto distruggere il prezioso tubetto per farlo uscire. Per buchi medi e piccoli, lo stucco  economico multifunzione per legno e pareti va piu` che bene. Potrebbe essere necessaria una seconda passata una volta asciutto, perche` si ritira. Una volta asciutto, va carteggiato per portare a pari la superficie.

Prima di cominciare a pitturare, e` conveniente (anche se sulla confezione di alcune pitture dicono che non e` necessario) carteggiare la superficie per renderla meno liscia e far aggrappare meglio lo smalto. Io ho investito in un piccolo mouse Black&Decker, con la punta per raggiungere gli angoli difficili, e, udite udite!, un comodo raccoglitore per la polvere!!! Si puo` usare anche in casa senza sporcare. Quando si carteggia, tuttavia, e` sempre necessario proteggere le vie respiratorie con una mascherina con filtro per polveri sottili. Carteggiando, si setaccia il mobile per trovare eventuali difetti che necessitano riparazione. Alla fine, il mobile va ripulito e sgrassato, con acetone o acqua e ammoniaca.

Per pitturare il mobile ho utilizzato un comodo smalto all'acqua comprato da Leroy Merlin. Ho trovato questo prodotto davvero ottimo e paragonabile ad uno smalto a solvente, ma estremamente piu` comodo! Sono finiti i tempi dell'acquaragia, i pennelli si lavano con acqua calda e chanteclair.   Lo smalto non va diluito, ma di tanto in tanto si puo` aggiungere dell'acqua quando si secca. Ovviamente l'acqua non va aggiunta nella latta ma in un secondo contenitore, normalmente quello in plastica per il rullo.

Ho usato un pennello piccolo pennello piatto marca Dexter (ottimo ed economico, lo riporto perche` ne ho provati anche altri ma non mi hanno soddisfatta) dimensione 20, per gli angoli e i punti difficili, e un rullo in microfibra. Prima ho fatto gli angoli e le parti piu` scomode da raggiungere, poi col rullo ho tirato e coperto i difetti. Ho fatto due passate, con questo smalto la seconda passata si puo` fare dopo qualche ora. Questo smalto non ha bisogno di finitura.

Dopo 24 ore ho rimontato il pannello posteriore con dei chiodini, fissandolo anche alla mensola fissa per evitare che si creasse lo spazio dovuto ad eventuali deformazioni del pannello. Finito! Quello che non si puo` spiegare in un tutorial e` la soddisfazione di trasformare qualcosa di oggettivamente brutto in qualcosa che magari bello non sara`, ma ci piace perche` lo abbiamo immaginato e creato.




Il recupero continua qui.



giovedì 4 febbraio 2016

A Geospatial report of FOSDEM16

FOSDEM is a huge free non-commercial conference gathering open source developers from all over the world. It is the most important event of this kind, held every February at ULB, Brussels since 2000. It is always amazing how a conference that is offered for free could reach such a high level of offer in terms of content and services. Remember that it is also possible to sponsor it. FOSDEM 2016 was another successful edition, fully packed with interesting talks.




Several presentations of interest for the "geospatial" world were also given. Most of them were concentrated in "our" geospatial devroom, that was organised this year for the second time by members of various geo communities such as OSGeo, LocationTech and OSM, and coordinated by Johan van der Wauw. The devroom was well attended, and featured a wide overview of recent developments in geospatial applications. Talks have been recorded and will be available soon on FOSDEM website; slides of each presentation are also being added to the talks listed on the Geospatial devroom page.



We presented the results of OSGeo students who took part in Google Summer of Code 2015, featuring for each project one slide with a short description provided by the students themselves. We had asked the students to summarize their work in a template describing the state of the project before and after their contribution, enhancing their addition. Some students also provided a graphical image to better summarize the project.
We had the pleasure of having Stephanie Taylor and Mary Radomile, from Google's GSoC organisation team, among the audience, who kindly made themselves available for answering questions regarding the program. Mentoring organisations' application period for GSoC 2016 starts in a few days - we're going to apply again for OSGeo, keep fingers crossed!



The geospatial devroom confirmed itself as the reference event at FOSDEM for the "geospatial people". For next year, an idea could be to look for sponsorship in order to facilitate keynotes or speakers that request travel grants, like for example this year could have been the case for GSoC students to come and present their work themselves. 



At least a couple of keynote talks deserve mention as well. The first was a really moving tribute in memoriam of Ian Murdock, one of the founders of the Debian project recently passed away.




The other was given by Blake Girardot and summarised the outstanding work carried out by the Humanitarian OpenStreetMap Team (HOT).



A report by madi and anne, GSoC 2015 admins @OSGeo

martedì 15 dicembre 2015

Guida all'uso di OSGeo-Live in macchina virtuale per utenti windows

OSGeo-Live e` un progetto basato su Lubuntu, che comprende un DVD, unita` USB o immagine disco virtuale, che permette di provare una grande varietà di software libero senza la necessita` di installarlo. Il progetto e` interamente basato su software libero, che permette di duplicarlo e ridistribuirlo liberamente.

In questa breve guida vediamo come e` possibile  utilizzare l'immagine disco in una virtual machine installata su windows.

Una chiarificazione sulla terminologia. Definiamo "host" il sistema operativo che ospita l'altro Nel nostro caso l'host è windows. Definiamo invece "guest" il sistema operativo che viene ospitato. In questo caso il guest è ubuntu (64 bit).


Ottenere l'immagine disco di OSGeo-live

L'immagine disco della OSGeo-Live si trova a questo URL, scegliere l'ultimo link - download virtual machine. 




Secondo la velocità della vostra connessione, il download potrebbe durare alcune ore. Alla fine, decomprimere il file usando l'utility 7zip.


Ottenere e installare la virtual machine

Installeremo la Virtual Box di Oracle, che e` disponibile a questo URL. L'ultima versione è:
  • VirtualBox 5.0.10 for Windows hosts o ultima versione disponibile, e
  • VirtualBox 5.0.10 Oracle VM VirtualBox Extension Pack > All supported platforms
Quest'ultimo pacchetto permette di estendere le funzionalita` della macchina virtuale, ad esempio ingrandire lo schermo, condividere una cartella, ecc.




Attenzione: l'ultima versione della macchina virtuale potrebbe avere qualche problema di compatibilità con Windows 10. In questo caso, scaricate la versione 4.2 (e il pacchetto Extension Pack relativo alla stessa versione)

Per installare, fare doppio click e seguire le istruzioni dell'installer, prima per la virtual box e poi l'estensione. Lasciare le impostazioni di default.


Creazione della macchina virtuale

Avviare VirtualBox. Cliccare su "Nuova" per creare una nuova macchina virtuale.



Dare un nome alla macchina virtuale che stiamo creando, ad es. OSGeo-Live. Scegliamo tipo: Linux, versione: Ubuntu (64 bit).

Clicchiamo "Avanti". Siamo chiamati a decidere quanta memoria vogliamo destinare alla macchina virtuale, deve essere almeno 1024, di più se il vostro computer ha più di 4 GB di RAM. Questa scelta dipende dalle caratteristiche del nostro computer. Un buon compromesso è assegnare non più della metà della memoria disponibile.

Nella prossima finestra ci viene chiesto se abbiamo già un'immagine disco o vogliamo crearne una. Noi l'abbiamo (OSGeo-Live) dunque scegliamo la terza opzione, "Usa un file virtuale di disco fisso esistente". Cliccando sulla cartellina gialla, andiamo a selezionare l'immagine disco nel nostro computer.





Una volta selezionato il file, clicchiamo "Crea".





 Abbiamo creato la macchina virtuale, ma non abbiamo finito. Clicchiamo su "Impostazioni".





 Andiamo su "Generale" > "Avanzate". Impostiamo "bidirezionale" in entrambe le caselle. Questo ci permette di copiare e incollare e trascinare oggetti tra la macchina guest e la macchina host e viceversa.




Nella sezione "Schermo", andiamo ad impostare la memoria video assegnata alla macchina virtuale a 64 MB.



Ora dobbiamo creare un canale di comunicazione fra guest e host, in cui si possano condividere i dati in maniera bidirezionale. Senza tale cartella, tutti i dati creati nella macchina guest, rimarrebbero all'interno del file immagine della macchina virtuale e non potrebbero uscire da questo ambiente "isolato". 
Per fare questo, sulla macchina host (Windows) creiamo una cartella ad hoc, per esempio la chiamo "Cartella_Condivisa". 
Dalle impostazioni della macchina virtuale mi sposto sul tab "Cartelle condivise", e clicco sull'icona col + verde, che aggiunge una nuova cartella condivisa.


Da "Percorso della cartella" andiamo a cercare la Cartella_condivisa appena creata nell'host. 




Spuntiamo "Montaggio automatico".




Ora avviamo la macchina virtuale cliccando sul bottone avvia.




Risoluzione di possibili problemi

Se a questo punto si verifica un errore come:
VT-x is disabled in the BIOS for both all CPU modes (VERR_VMX_MSR_ALL_VMX_DISABLED).
bisogna accedere al bios, per molti computer all'accensione premere F2, quindi andare in Configuration --> Intel Virtual Technology: [Enabled].


Avvio

Se tutto è andato a buon fine, dovremmo avere la seguente schermata. Andiamo nel menu "Dispositivi" e clicchiamo l'ultima opzione "Installa guest addition".



Montare la cartella condivisa 

Nel guest, creiamo una cartella condivisa, e montiamo la cartella condivisa dell'host. Apriamo un terminale e scriviamo:

mkdir /home/user/cartella_condivisa 
sudo mount -t vboxsf Cartella_condivisa \
/home/user/cartella_condivisa

La password per user è user.  





giovedì 10 dicembre 2015

Docker quickstart

Docker is a powerful virtualization environment that permits to deploy your applications seamlessly respect to the "container", e.g. it is agnostic to the operating system, version, libraries installed and so on.

Here is a quickstart. Not all the steps are necessary, e.g. using the Docker Hub, and by the way, docker offers much more options for different user's  needs. For different use cases, refer to the documentation on Docker web site directly.

1 Create your profile on Docker Hub

On Docker Hub, you can store your disk images. Simply create a profile, and don't forget your credentials (username, email, password). Also, create a repository following the simple instructions given by the website. Let's assume we want to create a customized image of CentOS. I'm going to name my repository my_repository.

2 Install Docker

The instructions for the installation depend on the host operating system, and can be found here. In my case, my platform is CentOS (do not make confusion: this refers to the host operating system. By chance, also the image I want to build upon is based on CentOS, but can be whatever).
So I'm following the instructions given here.

# update the system
sudo yum update

# add the yum repo
sudo tee /etc/yum.repos.d/docker.repo <<-'EOF'
[dockerrepo]
name=Docker Repository
baseurl=https://yum.dockerproject.org/repo/main/centos/$releasever/
enabled=1
gpgcheck=1
gpgkey=https://yum.dockerproject.org/gpg
EOF
 
# Install Docker
sudo yum install docker-engine
 
# Start the docker daemon
sudo service docker start
 
# try the installation 
sudo docker run hello-world
 

3 Add my user to the docker group

Docker can be run by root and by docker group. You need to add your user to the docker group.

sudo usermod -aG docker my_username

4 Configure docker daemon to start at boot

sudo chkconfig docker on

5 Search for the image that you want to build upon, and pull it

I need to build upon a CentOS image (in this case I refer to the "guest" operating system).
First, I need to log in (I use the credentials that I used in the docker hub so to be able to push it there).

# log in
docker log in 

# search centos
docker search centos
# pull centos (latest version)
docker pull centos

6 Run Docker

docker run -i -t centos /bin/bash

This way you'll enter the guest machine. You will be logged something like my_username@machine_ID. Take note of this machine_ID, because you will use it when you commit / push.
Now do some changes to your virtual environment, like updating, installing something, etc.

7 Commit and, if you like, push

Eventually, you commit the changes and push to the docker hub.

# commit the changes
docker commit -m "this is a message" -a "the author" machine_ID \
my_username/my_repository 

# push to the docker hub repository (online)
docker push my_username/my_repository

mercoledì 11 novembre 2015

Call for Presentations Geospatial devroom @FOSDEM 2016

FOSDEM is a free and non-commercial event bringing together about 5000 developers in Brussels, Belgium. The goal is to provide open source software developers and communities a place to meet and share thoughts. The participation is free of charge, although donations are welcome. The next edition will take place the last weekend of January 30 - 31 2016. This year for the second time there will be a Geospatial devroom on Sunday 31/1/2016, organised by members of the OSGeo, Locationtech and OpenStreetMap communities.

Geospatial technology is becoming rapidly mainstream. The idea underpinning the geospatial devroom is bringing together developers with different backgrounds to disclose the opportunities offered by cutting-edge open source geospatial technologies. Due to the success of last year's geospatial devroom, a Belgium local chapter of OSGeo, OSGeo.be was founded, and is now taking part of the organisation of the devroom as driving community.

The Geospatial devroom is the place to talk about the state of the art of open, geo-related data, free and open source geospatial software and its ecosystem. This includes standards and tools, e.g. spatial databases, online mapping tools, geospatial services, used for collecting, storing, delivering, analysing, and visualizing geodata. We welcome submissions about: 

  • Web and desktop GIS applications
  • Interoperable geospatial web services and specifications
  • Collection of data using sensors/drones/satellites
  • Open hardware for geospatial applications
  • Geo-analytic algorithms/libraries
  • Geospatial extensions for classical databases (indexes, operations) and dedicated databases
  • Collaborative editing/versioning of geodata
  • Big geodata, scalable GIS applications
  • Volunteered Geograpic information - Crowdsourced data

HOW TO SUBMIT YOUR PROPOSAL FOR A TALK

Are you thrilled to present your work to other open source developers? Would you like to run a discussion? Any other ideas? Please submit your proposal using the Pentabarf event planning tool at:


Make sure to select the 'Geospatial devroom' as  'Track'. Please, specify in the notes if you prefer for your presentation either a short timeslot (lightning talks ~10 minutes) or a long timeslot (20 minutes presentation + discussion). However, note that time slots are indicative and will be assigned according to the needs of the session.

The DEADLINE for submissions is Tuesday **1st December 2015**. Notification of acceptance will be sent to the Authors by Friday 11/12/2015 at the latest.

Should you have any questions, please do not hesitate to get in touch with the organisers of the devroom at fosdem-geospatial@gisky.be! Feel free to forward this CfP to anyone potentially interested.


Johan Van de Wauw
Margherita Di Leo
Astrid Emde
Anne Ghisla
Martin Hammitzsch
Andy Petrella 
Dirk Frigne
Olivier Courtin
Thomas Gratier


lunedì 19 gennaio 2015

How to reproject shapefile to import in GRASS

Here's a simple tutorial to make a CRS transformation of a shapefile before importing, to match the CRS of the location you have in GRASS.

Step 1 - See if you need coordinates conversion


Start GRASS 7, enter your location. In the Layer Manager, go to File -> Import vector data -> Common import formats.
Select Source type - Directory.
Browse the directory where the vector file you want to import is located.
A list of vector layers will load (can be one single vector). Under "Projection" you can see either "Yes" or "No". If you see "Yes", it means that the vector you want to import matches with the location projection, and you can proceed importing it immediately. Otherwise follow the steps listed below.

Step 2 - Export CRS information from GRASS location

 

Very easy. In GRASS, run the command

g.proj -wef > target.prj

This will export a text file called target.prj into your home folder.


Step 3 - Reproject shapefile and import in GRASS


The reprojection can be done using GDAL. The vector_source is the vector file that you want to reproject. The vector_target is the reprojected one. Pay attention to the order you put them in. When you are ready, shoot this command in the terminal:

ogr2ogr -t_srs target.prj -s_srs vector_source.prj  vector_target.shp vector_source.shp

Voila. You're done. You can now import your vector_target.shp file in the GRASS location.